Cattive Notizie

21 aprile 2009

Sono razzisti

Filed under: Casi di studio — Marco Binotto @ 10:21 pm
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siamo-razziesti-liberoUno dei luoghi comuni dell’antirazzismo è quello di constatare con sarcasmo quale sia l’incipit di ogni commento dal vago sentore razzista o pregiudizievole: “non sono razzista, ma…

Una breve frase che suona come giustificazione, quasi un ipocrisia rispetto al concetto che emergerà a breve. Dal punto di vista sociologico questa “Excusatio” segnala la presenza di un tabù verso questo appellativo che suona ancora come un’accusa insostenibile. Un errore da evitare assolutamente.

Secondo me, uno dei segnali dell’odierno imbarbarimento del dibattito pubblico e quotidiano su questi temi è proprio la progressiva caduta di questo tabù, lo sdoganamento verso espressioni e atteggiamenti che fino a qualche tempo fa richiedevano questo tipo di premesse che ora appaiono inutili. Anzi vengono ribaltate.

Siamo razzisti“. Titolava stamane il quotidiano Libero.

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5 gennaio 2009

Taglio cinese

Filed under: Visioni — Marco Binotto @ 12:45 pm
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E si’. Le Iene hanno proprio fatto scuola.

E non solo per l’intervista doppia ormai ripresa da talk show, tg e spot pubblicitari, anche il metodo del servizio con telecamera nascosta ha un grande successo. Lo usa Striscia la Notizia, ma questo è scontato. Mi manda Rai tre, ed è stata una piccola rivoluzione, ma ormai è arrivato al tg dell’ammiraglia Rai.

Come fare? Semplice, si prendono uno o due giovani collaboratori, pardon “complici”, sconosciuti, li si attrezza con occhiali o berretto così che possano nascondere una piccola telecamera e un microfono. Li si invii in un luogo pubblico o un ufficio riprendendo il tutto. Mandando in onda il filmato si deve poi avere l’accortezza di nascondere con degli effetti tecnici il volto e, se necessario, la voce degli ignari protagonisti. L’effetto è assicurato.

Il servizio vi mostrerà mentre scoprite una verità, svelerete il mistero di un luogo sconosciuto o pruriginoso (celebri i servizi delle Iene sul mondo dei nightclub). Ma, soprattutto, aprirete gli occhi della cittadinanza su una pratica meschina o illegale, su una truffa, su un affare illecito. Sarete gli eroi infiltrati, i nostri occhi nascosti. Dei paladini!

Ebbene, ieri (2 gennaio 2009) è andato in onda un servizio sul tg1 che utilizzava questo metodo.

Era un servizio di costume, una sorta di indagine sociale. Quelli in cui si mostra una tendenza di mercato, un fenomeno in crescita, una moda. Ma il metodo era quello delle Iene. Ma non c’erano Maghi truffatori o Prostitute transessuali, ma forbici orientali.

Infatti, il pezzo era dedicato al trend inquietante dei “capelli low cost nei locali cinesi”.

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15 giugno 2008

La legge è il messaggio

Filed under: Appunti,Immigrazione e asilo — Marco Binotto @ 10:35 am
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Probabilmente conoscete o avete sentito nominare Marshall McLuhan. Sono celebri soprattutto alcuni suoi aforismi. In cima a tutti “il villaggio globale”.

Quello però più importante per il suo pensiero, più ambiguo e di certo il più parafrasato e storpiato (anche da McLuhan stesso) è quello che recita: “Il medium è il messaggio“. Con qualche remora quindi uso anche io una variazione di questa frase. Spero di dimostrare in sintesi perché mi pare appropriata.

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31 maggio 2008

Prenestina Glocal

Foto di Right EyeLa caratteristica di un tema è quella di modificare i normali criteri di notiziabilità.

Se inserita in un allarme, in un caso, in un’emergenza la stessa notizia diventa più importante e più visibile. D’improvviso fatti altrimenti marginali, accadimenti che avrebbero ricevuto attenzione solo da tg locali o dalle pagine interne dei quotidiani assurgono al rango di “notizia del giorno”: quelle a cui dedicare maggiore spazio, qualche immagine in più e, magari, un commento.

E’ successo qualche giorno fa. Succede spesso per il tema sicurezza o per l’immigrazione.
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2 maggio 2008

Fratturarsi da soli?

Filed under: Immigrazione e asilo,Visioni — Marco Binotto @ 12:09 pm
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Certe volte alcuni tic dell’informazione, certi sotterranei pregiudizi, passano per i dettagli. Una frase innocente, che passa inavvertita. Quasi in modo invisibile, addirittura “subliminale” (termine che un buon studioso di comunicazione non dovrebbe mai usare).

La frase fa sorgere un dubbio: come ci si rompe un braccio od una gamba? O meglio una frattura è un incidente?

Domande stupide? Certo, perché la risposta è scontata. Di solito si ha una frattura per un sfortunato caso. Si cade, ad esempio. In ogni caso si tratta di un fatto involontario.

A meno che.

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