Cattive Notizie

8 aprile 2009

Il primo convegno

Filed under: Diario di ricerca,Esperienze — Marco Binotto @ 5:55 pm
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Ogni prima volta non si scorda mai. Quello che a volte dimentichiamo, o meglio non abbiamo tempo di fare, è rendere conto delle cose che riusciamo a fare.

Per fortuna Valeria Lai è riuscita a pubblicare un resoconto del convegno dedicato all’informazione nella Tv di servizio pubblico tra diritto di cronaca e violenza, promosso dall’ISIMM a Roma nel febbraio scorso. E’ stato pubblicato sulla rivista on line della nostra facoltà.

E’ stata la prima occasione di confronto pubblico dei risultati della nostra ricerca e delle riflessioni scaturite dal nostro progetto. Paolo Mancini ha invece presentato i dati dell’osservatorio sull’informazione televisiva su cui primo o poi bisognerà tornare. Per ora vi segnalo la registrazione audio dell’intervento di Mario Morcellini (anticipato dall’introduzione del moderatore Menduni).

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31 marzo 2009

Chiodi pericolosi

dnews-dettaglioDagli errori si impara.

Almeno così dovrebbe essere. E che sullo “stupro della Caffarella“, l’informazione italiana abbia preso una cantonata è ormai sancito dalla puntata a Porta a Porta dedicata di Vespa al “risarcimento”. Eppure quest’ultimo infortunio non pare aver sortito nessun cambiamento in alcune cattive abitudini. Anzi pare che queste si perpetuino indisturbate. Non sto parlando di altri casi o situazioni, ma di quella stessa vicenda, per gli stessi due accusati e incarcerati da innocenti.

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3 marzo 2009

Soliti e noti

Filed under: Visioni — Marco Binotto @ 10:42 pm
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i_soliti_ignotiRischiamo di diventare ripetitivi, lo so.

Dobbiamo tornare a ricordare l’Articolo 8, “Tutela della dignità della persona” del “Codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica“:

2. Salvo rilevanti motivi di interesse pubblico o comprovati fini di giustizia e di polizia, il giornalista non riprende né produce immagini e foto di persone in stato di detenzione senza il consenso dell’interessato.

3. Le persone non possono essere presentate con ferri o manette ai polsi, salvo che ciò sia necessario per segnalare abusi.

Ieri. Tutte le testate hanno gioito alla notizia della cattura dei due colpevoli del cosiddetto “stupro della Caffarella” (credo quasi nessuna abbia usato il condizionale per definine la colpevolezza, ma bisognerà controllare). La notizia era accompagnata in modo quasi completo dalle solite foto segnaletiche, sostituite, appena sono state disponibili, dalle panoramiche in piano americano dei due accompagnati in manette dal personale delle forze dell’ordine.

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1 febbraio 2009

Non era un Girolimoni!

Filed under: Casi di studio,Tesi di laurea — Marco Binotto @ 11:27 pm
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Ci sono tanti termini che usiamo quotidianamente come insulto, come aggettivo o per descrivere una situazione specifica. Molti di questi vengono da persone, popoli o fatti creati prima che nascessimo. Ci si può lamentare del “vandalismo” senza pensare alla sua ascendenza storica ormai millenaria.

E’ possibile pensare a quel “quarantotto” che abbiamo creato senza connotarlo come atto politico ottocentesco. Si può etichettare un individuo come “pigmeo” senza conoscere un popolo africano che ha lo stesso nome. Secoli, decenni o anni possono separarci dalla memoria del fatto da cui l’etichetta trae origine. Così ce ne dimentichiamo.

Quando ero bambino (e ragazzo) c’era un altro modo di dire. A Roma si usava dire “non fare il Girolimoni!”. Cosa significava?

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7 ottobre 2008

Gli scherzi del “razzismo immaginario”

Filed under: Notizie — Marco Binotto @ 8:25 am
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Per fortuna non si parla più di obiettività.

Anni di analisi semiotica, dibattito sulla deontologia e, perfino, sull’epistemologia della scienza hanno modificato uno dei “luoghi comuni” del giornalismo. Ora si preferisce usare il termine “onestà“. Non tanto per distinguere i fatti dalle opinioni in quella fittizia separazione tra notizia e commento, quanto nella necessità del giornalista di dire la propria riportando in modo non artefatto la sostanza dei fatti, non inventando notizie né prendendo il giro il pubblico.

Naturalmente ciò è più semplice per il redattore che realizza l’articolo. Colleziona fatti e dichiarazioni, deve conoscere la sostanza degli avvenimenti, almeno in parte. Capita invece che lo stesso grado di conoscenza non venga raggiunto da chi deve preparare il titolo.

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31 maggio 2008

Prenestina Glocal

Foto di Right EyeLa caratteristica di un tema è quella di modificare i normali criteri di notiziabilità.

Se inserita in un allarme, in un caso, in un’emergenza la stessa notizia diventa più importante e più visibile. D’improvviso fatti altrimenti marginali, accadimenti che avrebbero ricevuto attenzione solo da tg locali o dalle pagine interne dei quotidiani assurgono al rango di “notizia del giorno”: quelle a cui dedicare maggiore spazio, qualche immagine in più e, magari, un commento.

E’ successo qualche giorno fa. Succede spesso per il tema sicurezza o per l’immigrazione.
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