Cattive Notizie

18 agosto 2009

Metterlo in banca

Filed under: Letture — Marco Binotto @ 5:21 pm
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24-1La Banca d’Italia è stata per anni una delle istituzioni più autorevoli e rispettate.

Da qualche tempo la sua autorevolezza è stata scossa, ma, pubblicando ricerche e studi su vari temi, compresa l’immigrazione, temo diventerà ancora più discussa e discutibile.

E’ di oggi la notizia, lanciata da molte agenzie (Agi, ADN, …), su uno studio che sfaterebbe uno dei più comuni luoghi comuni sul tema:

“L’aumento di stranieri in Italia non ha causato minori opportunità occupazionali per gli italiani” a causa della “complementarietà tra gli stranieri e gli italiani più istruiti e le donne”.

Naturalmente, anche se in clima agostano, è partita la polemica politica a colpi di comunicati (es. Borghezio vs Belisario). Curioso il fatto che ad una prima ricerca non sono riuscito a trovare sul sito di Bankitalia il testo dello studio.

In compenso ho trovato questo working paper di qualche tempo fa dal titolo interessante:  “Immigrazione e crimine: un’analisi empirica (Immigration and crime: an empirical analysis)”.

Tutte letture poco estive, me ne rendo conto.

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11 agosto 2009

Etnia Rom

Filed under: Visioni — Marco Binotto @ 11:06 pm
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Non si è più certi di nulla.

Deve essere molto difficile il lavoro del cronista. Oltre ai soliti seguaci del politicamente corretto ci si mette la complessità del mondo con le sue mille definizioni, popolazioni, termini ameni, tutti da controllare per non cadere in errore.

Soprattutto durante la settimana di ferragosto. Poche le notizie e molto il caldo. Tra queste poche ci sono anche notizie in cui la provenienza dei protagonisti non è chiara come al solito. Allora ne esce fuori questo capolavoro lessicale in miniatura…

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19 maggio 2009

Ricominciamo?

Il dibattito di questa settimana, tutto concentrato sugli arrivi, sugli sbarchi e quindi su diritto nautico e internazionale, rafforza in me un’impressione di cui ho già parlato. La sensazione di un già visto. Di un eterno ritorno.

Lo so, il mondo dell’informazione è quello della sorpresa istituzionalizzata, quindi non dovrei lamentarmi di ciò. Il problema è che anche il mondo politico su questo tema appare bloccato nello stesso refrain mediale. Il discorso pubblico è rimasto ancorato ad un momento preciso della nostra contemporaneità migratoria: l’inizio degli anni Novanta.

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21 aprile 2009

Sono razzisti

Filed under: Casi di studio — Marco Binotto @ 10:21 pm
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siamo-razziesti-liberoUno dei luoghi comuni dell’antirazzismo è quello di constatare con sarcasmo quale sia l’incipit di ogni commento dal vago sentore razzista o pregiudizievole: “non sono razzista, ma…

Una breve frase che suona come giustificazione, quasi un ipocrisia rispetto al concetto che emergerà a breve. Dal punto di vista sociologico questa “Excusatio” segnala la presenza di un tabù verso questo appellativo che suona ancora come un’accusa insostenibile. Un errore da evitare assolutamente.

Secondo me, uno dei segnali dell’odierno imbarbarimento del dibattito pubblico e quotidiano su questi temi è proprio la progressiva caduta di questo tabù, lo sdoganamento verso espressioni e atteggiamenti che fino a qualche tempo fa richiedevano questo tipo di premesse che ora appaiono inutili. Anzi vengono ribaltate.

Siamo razzisti“. Titolava stamane il quotidiano Libero.

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11 aprile 2009

Il biondo, il pugile e il monco

Filed under: Casi di studio — Marco Binotto @ 12:03 am
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dynamic_trioQualcuno di voi ricorda la prima serie televisiva ispirata dalla fumetto Batman?

E’ diventata una serie di culto. Non so bene il motivo. Credo per quel sapore naïve della loro fattura, per quel modo artificioso di riportare lo spirito del cartoon con delle immagini onomatopeiche nel momento delle scazzottate con cui i nostri eroi sgomivanano i cattivi, anch’essi un po’ cialtroneschi e ingenui nella rappresentazione.

A me divertivano molto. Ora possiamo dirlo, vedendo riproposta oggi dall’informazione una modalità di rappresentare la cronaca un fondo di divertimento rimane, con un gusto po’ nero forse.

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8 aprile 2009

Il primo convegno

Filed under: Diario di ricerca,Esperienze — Marco Binotto @ 5:55 pm
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Ogni prima volta non si scorda mai. Quello che a volte dimentichiamo, o meglio non abbiamo tempo di fare, è rendere conto delle cose che riusciamo a fare.

Per fortuna Valeria Lai è riuscita a pubblicare un resoconto del convegno dedicato all’informazione nella Tv di servizio pubblico tra diritto di cronaca e violenza, promosso dall’ISIMM a Roma nel febbraio scorso. E’ stato pubblicato sulla rivista on line della nostra facoltà.

E’ stata la prima occasione di confronto pubblico dei risultati della nostra ricerca e delle riflessioni scaturite dal nostro progetto. Paolo Mancini ha invece presentato i dati dell’osservatorio sull’informazione televisiva su cui primo o poi bisognerà tornare. Per ora vi segnalo la registrazione audio dell’intervento di Mario Morcellini (anticipato dall’introduzione del moderatore Menduni).

31 marzo 2009

Chiodi pericolosi

dnews-dettaglioDagli errori si impara.

Almeno così dovrebbe essere. E che sullo “stupro della Caffarella“, l’informazione italiana abbia preso una cantonata è ormai sancito dalla puntata a Porta a Porta dedicata di Vespa al “risarcimento”. Eppure quest’ultimo infortunio non pare aver sortito nessun cambiamento in alcune cattive abitudini. Anzi pare che queste si perpetuino indisturbate. Non sto parlando di altri casi o situazioni, ma di quella stessa vicenda, per gli stessi due accusati e incarcerati da innocenti.

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16 marzo 2009

Cattive notizie da Israele

Per fortuna il momento particolarmente alto del conflitto arabo-israeliano è alle nostre spalle.

Terminata l’offensiva di Gaza possiamo forse trattare un intervento collegato a questo argomento troppo complesso e delicato per gli obiettivi di questo blog. In quei giorni è circolato in rete un articolo, pubblicato sulla testata Senzasoste.it e rilanciato da molti siti, che descriveva il lavoro di ricerca del equipe di ricerca britannica Glasgow Media Group, Bad News From Israel. L’ennesimo ottimo lavoro di indagine di un gruppo che da molto tempo si occupa di informazione.

Questo un estratto dell’articolo che confronta quel lavoro con l’ambito italiano:

un  lavoro così sistematico, sofisticato nell’impianto categoriale che usa è ancora impensabile in Italia. Per diversi motivi: perché gli specialisti di comunicazione politica sono quasi tutti arruolati del mainstream, per lo stato di minorità teorica in materia di media di buona parte dell’informazione alternativa, perché in materia di equilibrio dell’informazione in tv in Italia il dibattito è drogato dalla questione del conflitto di interessi di Berlusconi e dall’illusione che una volta risolto questo conflitto le notizie possano tornare libere. Inoltre lavori come quello diretto da Philo e Berry in Italia rischiano di non trovare né editoria universitaria, strangolata dalle necessità di bilancio, né tantomeno editoria maggiore che deve sempre fare i conti, anche in quel campo, con la presenza di Berlusconi.  Allo stesso tempo le autorità di controllo, nazionali e regionali, che commissionano lavori di monitoraggio della comunicazione lo fanno principalmente su criteri mainstream e non certo critici come quelli di Philo e Berry. E’ il classico circolo vizioso: in Italia l’intreccio tra media e politica produce la notizia generalista, le autorità di controllo, costituite dallo stesso intreccio, la monitorizzano secondo gli stessi criteri cognitivi che hanno prodotto questa notizia.

Credo di essere allo stesso tempo molto d’accordo e in completo disaccordo.

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Una mappa da paura

Filed under: Letture — Marco Binotto @ 7:18 pm
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mappaLa cronaca è cronaca.

Cosa pretendere di più? Come dare torto ad un collega con cui discuteva durante una commissione di laurea qualche settima fa. Argomento del contendere una bella tesi presentata sul tema della copertura delle ultime Olimpiadi a Pechino. Il candidato lamentava la (dis)attenzione attribuita dalla stampa internazionale e (soprattutto) italiana al rispetto dei diritti civili ed umani da parte dalla potenza asiatica.

L’obiezione suonava così: cos’altro può fare la cronaca se non ci sono informazioni nuove? Cos’altro deve fare se non occuparsi d’attualità?

Non aveva del tutto torto, se questo fosse il criterio univoco di scelta e trattamento delle notizie. Come sappiamo per alcune notizie la cronaca, anche quella sportiva, anche quella politica, non disdegna l’opportunità di ricollegare fatti e situazioni, ricordare fatti precedenti, aggiungere commenti e critiche, approfondire e proporre. Un banale esempio? Ogni volta che la cronaca politica si occupa di Lega Nord e del suo radicamento popolare o di possibili alleanze a sinistra qualcuno ricorda la celebre frase di Massimo D’Alema riferita alla Lega come una “costola della sinistra“.

Ma non basta, questo discorso vale anche per la cronaca nera?

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14 marzo 2009

C’era una volta la scrivania

speedy-gonzalesMolti raccontano questa storia: c’era una volta il cronista. Correva verso le notizie, le inseguiva, ricercava, annusava e poi ne scriveva.

Da molto tempo questa figura mitica, quindi difficile dire se davvero mai esistita, è stata sostituita da una nuova modalità di lavoro. Dopo le scarpe, il taccuino e la penna sono arrivate la scrivania e la macchina da scrivere (ora sostituito dal terminale).

Questo fenomeno è stato chiamato, italianizzando il corrispondente termine inglese, deskizzazione.

Grazie a questa invenzione i giornalisti possono stare seduti al tavolo di lavoro e grazie alla disposizione di innumerevoli strumenti di lavoro come il telefono, il fax e ora internet possono ricevere le notizie e passare la maggior parte del loro tempo a cucire e ricucirle nei propri articoli e servizi.

Personalmente avevamo avuto conferma di questa ipotesi nel nostro lavoro di ricerca sulle redazioni giornalistiche nell’indagine che si è occupata dell’informazione sui flussi migratori. Come scriveva Andrea Cerase a pagina 179 del rapporto:

Una delle conseguenze della deskizzazione più rilevanti è che mentre il tempo complessivo di lavorazione di un giornale tende a rimanere invariato, l’aumento delle notizie in entrata corrisponde, dal punto di vista dell’organizzazione redazionale, alla tendenziale riduzione dei tempi di lavorazione per ciascuna notizia. Da qui la tendenza a economizzare il lavoro e all’adozione di routine organizzative coerenti alla minimizzazione degli sforzi per il trattamento del singolo evento, in particolare per alcune categorie di notizie, in primo luogo le brevi di cronaca.

Ora, a quanto pare, bisognerà utilizzare un altro termine.

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