Cattive Notizie

16 marzo 2009

Cattive notizie da Israele

Per fortuna il momento particolarmente alto del conflitto arabo-israeliano è alle nostre spalle.

Terminata l’offensiva di Gaza possiamo forse trattare un intervento collegato a questo argomento troppo complesso e delicato per gli obiettivi di questo blog. In quei giorni è circolato in rete un articolo, pubblicato sulla testata Senzasoste.it e rilanciato da molti siti, che descriveva il lavoro di ricerca del equipe di ricerca britannica Glasgow Media Group, Bad News From Israel. L’ennesimo ottimo lavoro di indagine di un gruppo che da molto tempo si occupa di informazione.

Questo un estratto dell’articolo che confronta quel lavoro con l’ambito italiano:

un  lavoro così sistematico, sofisticato nell’impianto categoriale che usa è ancora impensabile in Italia. Per diversi motivi: perché gli specialisti di comunicazione politica sono quasi tutti arruolati del mainstream, per lo stato di minorità teorica in materia di media di buona parte dell’informazione alternativa, perché in materia di equilibrio dell’informazione in tv in Italia il dibattito è drogato dalla questione del conflitto di interessi di Berlusconi e dall’illusione che una volta risolto questo conflitto le notizie possano tornare libere. Inoltre lavori come quello diretto da Philo e Berry in Italia rischiano di non trovare né editoria universitaria, strangolata dalle necessità di bilancio, né tantomeno editoria maggiore che deve sempre fare i conti, anche in quel campo, con la presenza di Berlusconi.  Allo stesso tempo le autorità di controllo, nazionali e regionali, che commissionano lavori di monitoraggio della comunicazione lo fanno principalmente su criteri mainstream e non certo critici come quelli di Philo e Berry. E’ il classico circolo vizioso: in Italia l’intreccio tra media e politica produce la notizia generalista, le autorità di controllo, costituite dallo stesso intreccio, la monitorizzano secondo gli stessi criteri cognitivi che hanno prodotto questa notizia.

Credo di essere allo stesso tempo molto d’accordo e in completo disaccordo.

Condivido i limiti di un dibattito scientifico italiano non solo drogato dall’informazione politica e, in questo caso sì, dal “berlusconismo”. Come non si può dire che l’editoria universitaria viva un momento felice né che abbondino committenti per ricerche del genere.

Quello che invece non si può dire che non esistano persone o gruppi di ricerca che si occupino di news media con un approccio simile, né che non esistano – pur con difficoltà e ambiguità – istituzioni e autorità attente a questi temi (e ne è esempio la Carta di Roma).

Da parte mia, da parte nostra, quello del gruppo dell’Università di Glasgow è certo un punto di riferimento importante. E, con questo, forse si capirà uno dei motivi per cui abbiamo scelto questo titolo, di certo non originale in Italia, per il progetto e per il blog.

Spero sia di buon auspicio e riusciremo nell’intento.

Al massimo rimarrà solo un titolo abusato.

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1 commento

  1. Mi sembra evidente che si confondano gli “specialisti di comunicazione politica” con quei quattro soliti volti che si vedono in tv.
    Si tratti della comunicazione politico-elettorale o della comunicazione politica elettorale, nella produzione scientifica italiana abbondano sia ottimi lavori su Berlusconi e la (drogata) situazione politico-mediatica italiana, sia contributi sulla comunicazione delle crisi di politica internazionale: tutti tutt’altro che teneri con l’establishment.
    Altro discorso, allora, è ragionare su cosa di “scientifico” arriva, non dico al grande pubblico, ma almeno al lettore mediamente interessato e sufficientemente competente. Ma questa sarebbe una storia lunga…

    Commento di Marco Bruno — 20 marzo 2009 @ 4:12 pm


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