Cattive Notizie

14 marzo 2009

C’era una volta la scrivania

speedy-gonzalesMolti raccontano questa storia: c’era una volta il cronista. Correva verso le notizie, le inseguiva, ricercava, annusava e poi ne scriveva.

Da molto tempo questa figura mitica, quindi difficile dire se davvero mai esistita, è stata sostituita da una nuova modalità di lavoro. Dopo le scarpe, il taccuino e la penna sono arrivate la scrivania e la macchina da scrivere (ora sostituito dal terminale).

Questo fenomeno è stato chiamato, italianizzando il corrispondente termine inglese, deskizzazione.

Grazie a questa invenzione i giornalisti possono stare seduti al tavolo di lavoro e grazie alla disposizione di innumerevoli strumenti di lavoro come il telefono, il fax e ora internet possono ricevere le notizie e passare la maggior parte del loro tempo a cucire e ricucirle nei propri articoli e servizi.

Personalmente avevamo avuto conferma di questa ipotesi nel nostro lavoro di ricerca sulle redazioni giornalistiche nell’indagine che si è occupata dell’informazione sui flussi migratori. Come scriveva Andrea Cerase a pagina 179 del rapporto:

Una delle conseguenze della deskizzazione più rilevanti è che mentre il tempo complessivo di lavorazione di un giornale tende a rimanere invariato, l’aumento delle notizie in entrata corrisponde, dal punto di vista dell’organizzazione redazionale, alla tendenziale riduzione dei tempi di lavorazione per ciascuna notizia. Da qui la tendenza a economizzare il lavoro e all’adozione di routine organizzative coerenti alla minimizzazione degli sforzi per il trattamento del singolo evento, in particolare per alcune categorie di notizie, in primo luogo le brevi di cronaca.

Ora, a quanto pare, bisognerà utilizzare un altro termine.

Tempo fa dal sito LSDI segnalava il termine “churnalism” utilizzato dal giornalista Nick Davies per definire questo giornalismo mordi-e-fuggi. Una “nuova stagione” della professione chiarita da una ricerca universitaria:

Una ricerca dell’ Università di Cardiff ha accertato che l’ 80% degli articoli dei giornali di qualità del Regno Unito sono prevalentemente fatti riciclando notizie di agenzia o comunicati stampa – E che alcuni giornalisti ora producono materialmente almeno tre volte in più di quanto facessero 20 anni fa

Le conseguenze sull’informazione dovrebbero essere chiare. Sul suo effetto sulle notizie di migranti ricordo di nuovo il saggio di Andrea:

Risulta chiaro come queste procedure, largamente consolidate dalla prassi quotidiana, determinano in modo “generativo” il contenuto dei “pezzi”. Da una parte si evidenzia la natura determinante della provenienza della notizia: se l’uso delle fonti istituzionali e delle agenzie di informazione appare largamente diffuso in tutti i comparti, questo appare determinante nelle notizie di cronaca – persino in quelle “culturali” – dove molto spesso l’intervento del desk redazionale si esprime solo nella selezione (gatekeeping) e nella semplice riscrittura e verifica. Il tono e gli elementi conoscitivi sono quindi determinati da queste fonti e dal percorso operato per arrivare nelle scrivanie della redazione. (pag. 172)

Che dire? Speriamo non si renda in italiano anche questa parola.

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