Cattive Notizie

28 gennaio 2009

Sfilata di moda a Guidonia

marsupilamitiamo.splinder.comE’ tornata la sicurezza.

Son tornati i rumeni.

E il giornalismo italiano è sempre lì, insieme ad alcune cattive abitudini comunicative delle forze dell’ordine.

Utile la lettura dell’intervista all’avvocato ex-senatore Guido Calvi sull’edizione odierna del Corriere della Sera (p. 9).

I romeni dello stupro di Guidonia hanno rischiato il linciaggio. Calvi: «Vergogna»
CORRIERE DELLA SERA

«Semplicemente indecoroso». Si arrabbia Guido Calvi, avvocato ed ex senatore Ds.

I ragazzi romeni arrestati hanno rischiato il linciaggio

«Appunto… diciamo che è stata ancora una volta l’esposizione indecorosa di un trofeo. È grave dimenticare che quelle sono persone. Possono aver commesso il fatto più grave di questo mondo. Vanno processati e puniti come meritano ma la gogna mediatica è un atto di inciviltà».

E se fossero stati italiani?



«Credo che sarebbe stata la stessa cosa. Naturalmente il fatto che siano stranieri, romeni poi…, aumenta il tasso di razzismo che in questo Paese cresce in modo preoccupante».
Era facile prevedere disordini davanti alla caserma. Chi ha sbagliato a non farlo?>
«Non si tratta di capire chi ha sbagliato e chi no in questo singolo caso. Il problema è proteggere noi stessi dall’accanimento e dalla percezione esagerata di insicurezza che porta, come si è visto in più occasioni, a reazioni inaccettabili della gente».

Sì, ma come intervenire?
«È chiaro che non si può affidare tutto alla sensibilità di un carabiniere. Ci vogliono indicazioni. Il ministro della Difesa, mi chiedo, che ci sta a fare? Dia lui le disposizioni: dica che da oggi in poi non si creino più le condizioni perché accada di nuovo. È semplice».

Spesso in questi casi è invece difficile fare i conti con la rabbia della gente.
«Un Paese civile dev’essere in grado di contenere l’emotività popolare. Ci doveva essere sicuramente un plauso per i carabinieri che hanno scovato e arrestato quei ragazzi, un apprezzamento che tranquillizzasse. Il resto è stato indegno».

La questione è soltanto politica?
«Credo di sì. La politica non doveva permettere le esibizioni che abbiamo visto né la violenza come risposta alla violenza. Così si alimentano solo pulsioni razziste».

Bisognerà tornare su questa settimana…
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2 commenti

  1. Mi preme far notare, come ho scritto in una mia nota su Facebook, che la ripresa e la pubblicazione di immagini di persone in stato di detenzione costituisce una palese violazione di tutti i codici di autoregolamentazione sottoscritti dai giornalisti. E a poco vale il camuffamento elettronico delle sole manette. In questo caso non si è parlato del caso dello stupratore della Fiera di Roma, che ha preceduto solo di poche ore la gogna di Guidonia, ma che è stato ripreso in compagnia degli agenti di polizia penitenziaria davanti alla sua casa, tanto per non fornire indicazioni a qualche fautore della giustizia fai da te.

    Commento di andreacerase — 28 gennaio 2009 @ 6:18 pm

  2. La memoria dei giornalisti può talvolta essere indecorosa. A volte mi piacerebbe sapere chi ha sottoscritto questo:

    Codice di deontologia della privacy
    nell’esercizio dell’attività giornalistica
    Codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica. (Provvedimento del
    Garante del 29 luglio 1998 in G.U. del 3 agosto 1998, n. 179 e Allegato A del Dlgs n. 196/2003).

    Articolo 1 – Princìpi generali
    1. Le presenti norme sono volte a contemperare i diritti fondamentali della persona con il diritto dei cittadini all’informazione e
    con la libertà di stampa.

    Articolo 3 – Tutela del domicilio
    1. La tutela del domicilio e degli altri luoghi di privata dimora si estende ai luoghi di cura, detenzione o riabilitazione, nel rispetto
    delle norme di legge e dell’uso corretto di tecniche invasive.

    Articolo 8 – Tutela della dignità delle persone
    1. Salva l’essenzialità dell’informazione, il giornalista non fornisce notizie o pubblica immagini o fotografie di soggetti coinvolti in
    fatti di cronaca lesive della dignità della persona, né si sofferma su dettagli di violenza, a meno che ravvisi la rilevanza sociale
    della notizia o dell’immagine.
    2. Salvo rilevanti motivi di interesse pubblico o comprovati fini di giustizia e di polizia, il giornalista non riprende né produce
    immagini e foto di persone in stato di detenzione senza il consenso dell’interessato.

    Commento di andreacerase — 30 gennaio 2009 @ 5:27 pm


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