Cattive Notizie

13 febbraio 2008

Senza parole

Filed under: Casi di studio,Immigrazione e asilo — Marco Binotto @ 10:56 pm
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Ci vorrebbe la Gialappa’s per commentare in modo adeguato il modo in cui un tic dell’informazione si ripropone nel tempo.

Già in una ricerca precedente evidenziavamo come

la consuetudine di gran parte delle testate analizzate di indicare o evocare la nazionalità o l’essere “immigrato” (o peggio “privo di permesso di soggiorno”) come unica informazione disponibile sui protagonisti delle vicende narrate (FuoriLuogo, p. 68-69)

Questa peculiare ricorrenza a volte supera anche le norme del linguaggio (giornalistico): ad esempio la consuetudine di non ripetere troppo spesso uno stesso termine o nome in frasi ravvicinate. Nel caso di questo episodio di cronaca nera la giornalista (e il conduttore) ha utilizzato praticamente una sola parola per identificare l’assassino. Quale? “L’Albanese” è ovvio.

In un servizio (e relativo lancio) di un primo e 26 secondi il termine ricorre 5 volte con unica alternato per due volte dal termine “l’aggressore”.

Un caso tra i tanti di mancanza di fantasia o di sparizione del dizionario dei sinonimi e dei contrari che potrebbe fornire al terzetto comico una buona alternativa al calcio o al Grande fratello. Sarebbe utile un contatore sullo schermo che evidenziasse la ricorrenza del termine o ricordasse alla cronista la presenza di altre parole come “l’uomo”, “l’indagato” o, il più crudo, “l’assassino”. Sarebbe forse un interessante, e divertente, esperimento di comunicazione sociale…

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