Uno dei luoghi comuni dell’antirazzismo è quello di constatare con sarcasmo quale sia l’incipit di ogni commento dal vago sentore razzista o pregiudizievole: “non sono razzista, ma…“
Una breve frase che suona come giustificazione, quasi un ipocrisia rispetto al concetto che emergerà a breve. Dal punto di vista sociologico questa “Excusatio” segnala la presenza di un tabù verso questo appellativo che suona ancora come un’accusa insostenibile. Un errore da evitare assolutamente.
Secondo me, uno dei segnali dell’odierno imbarbarimento del dibattito pubblico e quotidiano su questi temi è proprio la progressiva caduta di questo tabù, lo sdoganamento verso espressioni e atteggiamenti che fino a qualche tempo fa richiedevano questo tipo di premesse che ora appaiono inutili. Anzi vengono ribaltate.
“Siamo razzisti“. Titolava stamane il quotidiano Libero.
E si’. Le Iene hanno proprio fatto scuola.
Probabilmente conoscete o avete sentito nominare 
Certe volte alcuni tic dell’informazione, certi sotterranei pregiudizi, passano per i dettagli. Una frase innocente, che passa inavvertita. Quasi in modo invisibile, addirittura “subliminale” (termine che un buon studioso di comunicazione non dovrebbe mai usare).