Ogni prima volta non si scorda mai. Quello che a volte dimentichiamo, o meglio non abbiamo tempo di fare, è rendere conto delle cose che riusciamo a fare.
E’ stata la prima occasione di confronto pubblico dei risultati della nostra ricerca e delle riflessioni scaturite dal nostro progetto. Paolo Mancini ha invece presentato i dati dell’osservatorio sull’informazione televisiva su cui primo o poi bisognerà tornare. Per ora vi segnalo la registrazione audio dell’intervento di Mario Morcellini (anticipato dall’introduzione del moderatore Menduni).
Per fortuna il momento particolarmente alto del conflitto arabo-israeliano è alle nostre spalle.
Terminata l’offensiva di Gaza possiamo forse trattare un intervento collegato a questo argomento troppo complesso e delicato per gli obiettivi di questo blog. In quei giorni è circolato in rete un articolo, pubblicato sulla testata Senzasoste.it e rilanciato da molti siti, che descriveva il lavoro di ricerca del equipe di ricerca britannica Glasgow Media Group,Bad News From Israel. L’ennesimo ottimo lavoro di indagine di un gruppo che da molto tempo si occupa di informazione.
Questo un estratto dell’articolo che confronta quel lavoro con l’ambito italiano:
un lavoro così sistematico, sofisticato nell’impianto categoriale che usa è ancora impensabile in Italia. Per diversi motivi: perché gli specialisti di comunicazione politica sono quasi tutti arruolati del mainstream, per lo stato di minorità teorica in materia di media di buona parte dell’informazione alternativa, perché in materia di equilibrio dell’informazione in tv in Italia il dibattito è drogato dalla questione del conflitto di interessi di Berlusconi e dall’illusione che una volta risolto questo conflitto le notizie possano tornare libere. Inoltre lavori come quello diretto da Philo e Berry in Italia rischiano di non trovare né editoria universitaria, strangolata dalle necessità di bilancio, né tantomeno editoria maggiore che deve sempre fare i conti, anche in quel campo, con la presenza di Berlusconi. Allo stesso tempo le autorità di controllo, nazionali e regionali, che commissionano lavori di monitoraggio della comunicazione lo fanno principalmente su criteri mainstream e non certo critici come quelli di Philo e Berry. E’ il classico circolo vizioso: in Italia l’intreccio tra media e politica produce la notizia generalista, le autorità di controllo, costituite dallo stesso intreccio, la monitorizzano secondo gli stessi criteri cognitivi che hanno prodotto questa notizia.
Credo di essere allo stesso tempo molto d’accordo e in completo disaccordo.
E sì, siamo in epoca di improvvise folgorazioni, di risvegli e quindi di ravvedimenti.
L’informazione è pronta a illustrarci questi immediati ripensamenti, nota queste sorprese presentandoci qualcuno che non riusciva a vedere e che ora è illuminato da una nuova verità. Il tutto assume ogni volta l’aspetto della rilevazione, dell’outing. Questa settimana tocca al sociologo Maurizio Barbagli.
Ha avuto molto successo mediale l’intervista concessa il 18 febbraio 2009 al Corriere della Sera. Il giornale titolava:
Marzio Barbagli Il sociologo: ho scritto ciò che la realtà mi suggeriva e molti colleghi mi hanno tolto il saluto «Immigrati e reati, io di sinistra non volevo vedere»
C’ è il rifiuto di vedere i cambiamenti dovuti all’ ondata migratoria
Occorre aggiungere che grazie al gesto coraggioso dello studioso settantenne molte altre personalità hanno voluto commentare tale rivelazione aggiungendo la propria. Tutte riprese dalle pagine del quotidiano o delle testate concorrenti. Qualche giorno è stato pubblicato anche l’outing dell’ex ministro Turco e l’intervista del sindaco di Genova Marta Vincenzi. Tra i commenti da leggere l’Editoriale di Battista seguito a breve termine da quello di Luca Ricolfi sulla Stampa.
Ieri abbiamo pubblicato la seconda chiamata di ricerca per il progetto di ricerca. La chiamata riguarda studenti e studentesse della Facoltà di Scienze della comunicazione e include entrambe le indagini che stiamo conducendo.
Le persone che risponderanno, dopo un adeguato periodo di formazione, avranno il compito di leggere e schedare gli articoli selezionati all’interno del campione di ricerca. Alcune di loro potranno acnhe realizzare una tesi di laurea sull’argomento.
Ancora. L’emergenza questa volta non proviene (del tutto) dalle pagine di Cronaca. Non ne ha più bisogno.
A quanto pare è entrato nello stretto novero delle tematizzazioni del giornalismo italiano. Un tema ciclico che si ripresenta periodicamente. In questo caso i “pretesti” appaiono provenire più dal piano politico che da quello criminale. E’ l’inaugurazione del nuovo governo ha rendere centrale nell’agenda politica una questione già al centro del programma e dell’agenda elettorale delle due principali coalizioni, e quindi di quella vincitrice.
Il 29 aprile 2008 Giuliano Amato ha presentato il rapporto sull’immigrazione del Ministero dell’Interno insieme ad una ricerca sulla percezione del fenomeno. Un’ottima occasione per osservare il modo in cui i media nazionali rappresentano questo tema.
E’ evidente come molte testate hanno preferito interpretare in modo anche molto differente la mole di dati presentati. (continua…)
Uno dei temi che ricorrono piu’ spesso nelle pagine di cronaca è quello delle cosiddetta Malasanità.
La nostra salute ci sta a cuore. La sanità offre un collegamento perfetto tra interessi vivi e vividi del pubblico e le necessità produttive del giornalismo. La sanità offre materiale a getto continuo: incidenti, scandali, curiosità, informazioni, morbosità e morbilità.
Allora, chi come noi tenta di far ricerca sui news media e, in particolare, sulla cronaca il tema sanità offre altrettanti elementi di interesse. (continua…)