La Banca d’Italia è stata per anni una delle istituzioni più autorevoli e rispettate.
Da qualche tempo la sua autorevolezza è stata scossa, ma, pubblicando ricerche e studi su vari temi, compresa l’immigrazione, temo diventerà ancora più discussa e discutibile.
E’ di oggi la notizia, lanciata da molte agenzie (Agi, ADN, …), su uno studio che sfaterebbe uno dei più comuni luoghi comuni sul tema:
“L’aumento di stranieri in Italia non ha causato minori opportunità occupazionali per gli italiani” a causa della “complementarietà tra gli stranieri e gli italiani più istruiti e le donne”.
Naturalmente, anche se in clima agostano, è partita la polemica politica a colpi di comunicati (es. Borghezio vs Belisario). Curioso il fatto che ad una prima ricerca non sono riuscito a trovare sul sito di Bankitalia il testo dello studio.
In compenso ho trovato questo working paper di qualche tempo fa dal titolo interessante: “Immigrazione e crimine: un’analisi empirica (Immigration and crime: an empirical analysis)”.
Tutte letture poco estive, me ne rendo conto.
Se ne è già scritto.
Se non siete riusciti a vedere questo documentario, importante e bello, domani sera andrà in nda su RAI3.
Dopo centinaia di proiezioni in tutta Italia, dopo riconoscimenti e
premi di prestigio nazionale e internazionale (SalinaDocFest, David di
Donatello, Arcipelago Film Festival, Per il Cinema Italiano,
BellariaFilmFestival e molti atri), finalmente in onda sulla RAI:
COME UN UOMO SULLA TERRA
di Andrea Segre, Dagmawi Yimer e Riccardo Biadene
prodotto da Asinitas Onlus e ZaLab (52’ – 2008)
il film contro i respingimenti in Libia
info: http://comeunuomosullaterra.blogspot.com
Il dibattito di questa settimana, tutto concentrato sugli arrivi, sugli sbarchi e quindi su diritto nautico e internazionale, rafforza in me un’impressione di cui ho già parlato. La sensazione di un già visto. Di un eterno ritorno.
Lo so, il mondo dell’informazione è quello della sorpresa istituzionalizzata, quindi non dovrei lamentarmi di ciò. Il problema è che anche il mondo politico su questo tema appare bloccato nello stesso refrain mediale. Il discorso pubblico è rimasto ancorato ad un momento preciso della nostra contemporaneità migratoria: l’inizio degli anni Novanta.
(continua…)
Quasi due anni fa la Repubblica pubblicava “lo sfogo” di un lettore. Il 7 maggio 2007 la sua lettera intitolata “Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista” trovava spazio nella prima pagina del quotidiano.
Domani sera chi scrive, Marco Binotto, insieme a Marco Bruno, discuteranno di questa “ricorrenza” e (quindi) del tema dai microfoni di Radio Popolare Roma per un filo diretto in diretta su Popolare Network dalle 20 alle 20 e 40.
Che dire, tutti davanti al televisore.
E sì, siamo in epoca di improvvise folgorazioni, di risvegli e quindi di ravvedimenti.
L’informazione è pronta a illustrarci questi immediati ripensamenti, nota queste sorprese presentandoci qualcuno che non riusciva a vedere e che ora è illuminato da una nuova verità. Il tutto assume ogni volta l’aspetto della rilevazione, dell’outing. Questa settimana tocca al sociologo Maurizio Barbagli.
Ha avuto molto successo mediale l’intervista concessa il 18 febbraio 2009 al Corriere della Sera. Il giornale titolava:
Marzio Barbagli Il sociologo: ho scritto ciò che la realtà mi suggeriva e molti colleghi mi hanno tolto il saluto
«Immigrati e reati, io di sinistra non volevo vedere»
C’ è il rifiuto di vedere i cambiamenti dovuti all’ ondata migratoria
Occorre aggiungere che grazie al gesto coraggioso dello studioso settantenne molte altre personalità hanno voluto commentare tale rivelazione aggiungendo la propria. Tutte riprese dalle pagine del quotidiano o delle testate concorrenti. Qualche giorno è stato pubblicato anche l’outing dell’ex ministro Turco e l’intervista del sindaco di Genova Marta Vincenzi. Tra i commenti da leggere l’Editoriale di Battista seguito a breve termine da quello di Luca Ricolfi sulla Stampa.
(continua…)
In questi giorni pare siano ripresi gli “sbarchi di clandestini a Lampedusa”. Naturalmente “è subito emergenza”. Il problema, al solito, è che non si capisce bene da dove provengono.
Gli sbarcati, si sa, non hanno né origine né storia. E’ risaputo che il resto del mondo è povero o in guerra e questo ci basta. Al massimo si parla delle origini di questi flussi solo per trovare un modo per fermarli. Il modo trovato di questi tempi è quello di fare degli accordi con i paesi di origine (o sarebbe meglio dire di transito) dei barconi. Uno di quelli più famosi è l’accordo bilaterale con la Libia.
Ci sono notizie sulla sua stipula e sulla sua discussione. Altre sui lamenti del loro mancato rispetto.
Nessuno su come questo regime, fino a pochi anni fa “canaglia”, riesca o dovrebbe riuscire a fermare i migranti.
Come fa?
(continua…)
Ogni festa ha i suoi riti e le sue tradizioni.
Anche le festività sugli schermi dell’informazione televisiva ha i suoi rituali. Ad esempio, con l’avvicinarsi del 31 dicembre ecco comparire i soliti servizi sui botti di fine anno.
Venerdì 9 dicembre, nell’edizione delle 20, il TG5 ne manda in onda uno (di un minuto 25 circa), probabilmente il primo della stagione. Il servizio tratta naturalmente dalla pericolosità dei fuochi artificiali, soprattutto di quelli illegali, e prende spunto dai controlli delle forze dell’ordine sulle importazioni di questo materiale. In questo caso però al centro della notizia non ci sono solo i fuochi ma anche le luci.
(continua…)

Adrian Paci
Temporary Shelter Centre [Centro di Permanenza Temporanea], 2007
Videoproiezione 16:9, 5′30″, col.
Courtesy Galleria Francesca Kauffmann, Milano.
Adrian Paci è un artista albanese, nato a Scutari nel 1969. Vive e lavora a Milano e ha esposto in tutto il mondo. Molti dei suoi lavori sono ispirati ai temi dell’etnicità e dell’immigrazione. L’immagine in foto potrebbe candidarsi come copertina del nostro rapporto di ricerca.