Può capitare, facendo un mestiere intellettuale, di astrarsi dalle conseguenze dei propri atti. Certe volte, trattando di simboli e immagini, lavorando ore ad un computer, si immagina che queste tracce elettroniche non abbiano conseguenze, non siano troppo legate ad una realtà. Capita agli operatori dell’informazione, ma anche a chi si sforza di dimostrare i rischi possibili in questo tipo di lavoro.
Poi per fortuna la realtà ti si presenta ricordandoti non solo la sua esistenza, ma la – forse banale – concretezza delle tue azioni.
Qualche settimana fa sono stato invitato alla presentazione di un interessante libro sulle cosiddette “bande di Latinos” che avrebbero assediato il centro di alcune città italiane e occidentali. Nello specifico a Genova.
Nel mio (confuso) intervento facevo, tra l’altro, riferimento alla capacità, o possibilità, del comportamento giornalistico su temi caldi di “far del male”. Di provocare reazioni pericolose.
In un successivo intervento, un ragazzo di origine ecuadoriana, uno dei membri dei Latin King, citando quella frase raccontava la sua storia. Le difficoltà che aveva passato quando, tornato a casa da un arresto, trovava lo spavento dei parenti che lo ospitavano. Cari convinti dai media di trovarsi di fronte un demone colpevole di chissà quali misfatti, sorpresi di non riconoscere più quel loro ragazzo.
Probabilmente sarà banale, ma lo sguardo dolce e sofferente di quel ragazzone di diciotto anni, mi ha ricordato dell’importanza del nostro lavoro. Di quanto le cose che facciamo, o studiamo, possano avere diretta ripercussione sulla vita delle persone..
PS. Ho registrato l’evento. Appena sarà possibile lo aggiungerò a queste pagine.